FRANCESCA BOGLIOLO - Critico d'Arte

IL RISVEGLIO DELL’ANIMA

“Questo è una sorta di linguaggio segreto composto di formule incantatorie, che viene prima delle parole, dal tempo in cui ciò che gli uomini immaginavano e presagivano era più vero del reale di quel che vedevano, e in cui era la sola realtà.” J. Mirò

L’operare artistico di Andrea Prandi è, prima di tutto, un fare che parla alla memoria e al cuore. Negli intenti dell’artista c’è la volontà recondita di ricontattare la parte più intima dell’uomo, quella che gli permette di esercitare la curiosità e l’apertura mentale dell’infanzia, scevra da pregiudizi, carica di possibilità, desiderosa di conoscere. L’artista indaga le opportunità offerte dalla tecnica e dalle sue numerose manifestazioni per attivare l’immaginazione dell’uomo, per permettergli di ritrovare instabili armonie primordiali, per condurlo oltre le apparenze, in un percorso relazionale che sia metafora di continua e instancabile ricerca. Poco importa se, in questo percorso, ci si avvicini al concetto espresso nell’Apologia di Socrate, se sapendo ci si renda conto di non sapere: di fondamentale importanza è, per l’artista, la pronta risposta alle impellenti necessità interiori, che non lasciano tregua, che non concedono respiro nemmeno la notte. Forse invece, è proprio nelle ore buie, tra le trame di storie ancora da narrare, che si ritrovano le chiavi smarrite da Andrea Prandi in un tempo lontano di cui si sono persi i confini, che ora finiscono per sfumare in un futuro altrettanto incerto, in un andamento ciclico che ritorna, vero e proprio fil rouge della sua produzione artistica. L’oscurità precede e mantiene al sicuro, al pari della stagione invernale, i semi puri della coscienza: è nel confronto con questa, e con le difficoltà che essa contiene, che matura la necessità consapevole di fare silenzio interiore, di cercare un equilibrio che consenta di affrontare una – o più di una- nuova vita. D’altra parte tra gli universi sconosciuti l’artista si muove con sicurezza, investigandone ogni aspetto non con il rigore dello scienziato, ma con l’animo del visionario, che lo spinge a oltrepassare, come un eroe mitologico, le colonne del conosciuto, per approdare in territori inesplorati. Dell’archetipo dell’eroe, Prandi mantiene intatte le più salienti caratteristiche: la propensione al viaggio, l’accuratezza dei preparativi, il coraggio per lo scontro, il desiderio di cambiamento, la volontà del ritorno. L’artista affronta il proprio percorso artistico con consapevolezza, addentrandosi in quel mondo dell’immaginario e dell’onirico in cui, come già evidenziato da Freud, si celano, spesso considerati fonte di vergogna, i desideri infantili rimossi dagli adulti, che preferiscono relegarli, inespressi e inascoltati, in un luogo profondo dell’inconscio. Prandi scava nella propria realtà e nei propri desideri, per salvare, accogliendo e attualizzando l’esortazione posta da Ghiglia a Modigliani, il proprio sogno, considerato un dovere morale; traccia nuovi sentieri artistici di indagine introspettiva, dissotterra sorgenti nascoste o rimosse di felicità. Per questo la performance assume un significato portante all’interno del suo procedere artistico: le persone comuni, coinvolte in un progetto artistico si ritrovano, partendo da un’apparente semplice partecipazione attiva, a riflettere sulla più ampia e variegata materia dell’arte, che diviene, a quel punto, occasione di confronto e crescita personale e collettiva. In queste complesse operazioni, Prandi trasforma l’uomo in opera d’arte, mettendone in scena l’esistenza e il dramma, inteso come azione primordiale che garantisce l’accesso al mondo interiore ed emozionale. La funzione relazionale dell’arte è sottolineata con forza dal contatto diretto tra l’artista e il suo fruitore, che per un attimo smette di indossare i consueti panni per accettare un nuovo ruolo all’interno di un’illusione che come uno specchio, simbolo iconografico di Verità, gli rimandi la parte più vera di se stesso. In un mondo fluttuante e apparentemente instabile, la ricerca artistica e cinetica di Andrea Prandi si rivela indispensabile per il raggiungimento di un equilibrio interiore: il movimento rivela la vita, l’emozione si fa luce che rischiara.