Panspermia

Digital art 160 x 160 cm | 2015 |

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Il seme della vita potrebbe essere stato trasportato sulla terra da una cometa della nube di Oort

L’inizio di tutti i tempi porta con sé un carico di mistero il cui fascino indiscusso sembra da sempre muovere l’attività intellettuale del mondo. Indagare le origini dei tempi pare essere un imperativo a cui difficilmente l’uomo di arte e scienza, dotato di intelletto e sensibilità, possa sottrarsi. L’eterno interrogativo del “da dove veniamo” viene affrontato da Andrea Prandi attraverso la creazione di un’installazione luminosa che sottintende un ragionamento concettuale complesso e profondo. Il rapporto tra i soggetti fotografati, rielaborati poi artisticamente a video e la luce che li irradia diventa simbolo di un’energia che si spande nello spazio, di un divenire incessante teso a dare forma al mondo. Corpi nudi, avvolti in posizione fetale, fluttuano delineati da una luce tenue, che sembra accompagnare un loro garbato e naturale dondolio. La luminosità definisce le figure creando nel contempo le connessioni tra le stesse, in un impianto compositivo raffinato che esprime, attraverso la relazione tra i soggetti rappresentati, la possibilità di un istante in cui tutto ha avuto inizio. La luce diviene allora, così come nell’antichità, misura ineccepibile di spazio e tempo, capace di destrutturare il reale per fornire percezioni perturbanti che guidino alla ricerca di significati profondi. La nube di Oort, rielaborata e resa espediente artistico, costeggiando la scienza invita all’indagine sull’infinito e a una conseguente rielaborazione di senso. Prandi  ricorda all’uomo di possedere la capacità innata di serbare all’interno della propria interiorità una vita segreta, uno spazio in cui interloquire con la parte più profonda di sé, che sottace il nucleo di un’identità dall’indiscussa unicità. Il movimento è cardine di un’opera che, attraverso l’ipotesi che la vita possa essere giunta sul pianeta attraverso una cometa, richiama l’attimo sospeso della creazione: dai gesti fissati nell’installazione traspare un’evidente musicalità, il cui ritmo sembra scandire un tempo distante sia dal passato sia dal futuro, eterno. Il senso ciclico della vita e della sua possibilità di rigenerazione continua porta con sé un ragionamento sulla materia dell’arte, su un’idea che sia seme, destinato a mutare in opera tramite il processo creativo. Lo sviluppo dell’intuizione è il perno su cui ruota la video arte associata all’installazione luminosa, che mostra come si sia arrivati alla realizzazione del manufatto artistico. La vitalità delle comparse, atleti di nuoto sincronizzato e pallanuoto oltre a persone comuni, protagoniste dei tuffi in piscina e dei momenti in cui sono state scattate le fotografie che, riviste artisticamente e posizionate all’interno di una composizione armonica, hanno permesso la rappresentazione del concetto dell’artista, è parte stessa dell’opera. L’artista mette bene in luce la funzione relazionale dell’arte, dimensione primaria e necessaria, già dal momento della sua ideazione. Dalla performance iniziale l’opera si rivela portatrice di dialogo, capace di oltrepassare i confini della quotidianità e dell’individuale per giungere a un universale pieno di senso. Demiurgo contemporaneo, Andrea Prandi mette in scena un mondo che è metafora ciclica del processo artistico e della continua e inevitabile ricerca dell’uomo.

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