Prof. Valerio Dehò - critico e storico dell'arte

IL LABIRINTO DI ANDREA PRANDI

Visual artist, pittore, sceneggiatore, artista poliedrico, Prandi lavora da anni al tema del labirinto come metafora dell’esistenza umana e riflesso dei meandri del suo pensiero.

Infatti, il labirinto non è mai stato solo un gioco intellettuale o una prova crudele a cui sottoporre nemici o persone sgradite. Resta una delle immagini più forti di tutte le culture perché è presente presso tutte le nazioni, soprattutto in quelle mediterranee.
L’artista poi coniuga l’immagine labirintica in varie forme, anche come installazione come in effetti dovrebbe essere rappresentata, o piuttosto come pattern di una figura umana che sembra uscire dalla parete e dall’opera.
In fondo Prandi dà vita ad un archetipo, quello del perdersi e del ritrovarsi dopo una prova superata, dopo un salto verso una dimensione incerta che ci salda alla realtà facendoci sprofondare in essa.
Ma si tratta non di un distacco quanto di un portarsi dentro le cose.
Anche in “Somnia” la deformazione, la modificazione del pattern dà vita ad una figura distesa, ad un dormiente. Semplicità e capacità narrative di forte impatto, sono caratteristiche di questo artista che interviene sui parametri dell’arte cinetica, attualizzandoli e creando delle opere in cui l’instabilità ottica, il disagio visivo sono realtà concrete.
Del resto, dobbiamo considerare il labirinto una forma biologica che assomiglia al nostro cervello, che ci portiamo dentro, che ci appartiene e da cui non riusciremo mai a liberarci perché parte del nostro essere.